Pubblicazioni Anthropoi. Studi e materiali di Antropologia storica del mondo antico 15. Andrea Taddei, Heortè. Azioni sacre sulla scena tragica euripidea Questo lavoro è dedicato all’intreccio tra azioni rituali e alcune tragedie euripidee. Più in particolare, l’oggetto delle ricerche che compongono il volume riguarda i modi, le forme e le finalità dell’evocazione, entro la rappresentazione tragica, di una festa (una heortè) o di una sequenza specifica di azioni sacre. All’interno delle tragedie, heortai e complessi rituali coerenti divengono oggetto di un’allusione indiretta, costruita attraverso la mediazione della voce corale e fondata sulla sollecitazione delle competenze rituali di ciascun cittadino, che partecipa in forme collettive alla dimensione religiosa, nel quadro di molteplici occasioni nel corso dell’anno. Si tratta di occasioni strutturate intorno a un ritmo irregolarmente cadenzato, ma caratterizzato da elementi di coerenza che trovano espressione, per gli Ateniesi, nel calendario che aveva inizio con il mese estivo di Ecatombeone. Ciascuno dei casi esaminati consente di osservare un aspetto specifico di una questione più generale, vale a dire l’esistenza di un codice comunicativo in grado di arricchire, ed in un certo senso potenziare, la dialettica esistente tra dimensione autoriale e ricezione degli spettatori. Fondamento comune di questo codice è la competenza rituale dei cittadini, da questi ultimi progressivamente assimilata con l’esperienza della cadenza, costante e irregolare, dei calendari festivi politici. Vai alla scheda del volume sul sito dell’editore 14. Hierà kai hosia. Antropologia storica e letteratura greca — Studi per Riccardo Di Donato, a cura di Andrea Taddei Il tratto unificante tra i saggi riuniti in Hierà kai Hosia è rappresentato dalle relazioni che è possibile stabilire fra Antropologia storica e Letteratura greca, le due discipline menzionate nel titolo del convegno organizzato, nel mese di Febbraio 2018, presso il Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica dell’Università di Pisa, a venticinque anni di distanza dall’istituzione dell’insegnamento di Antropologia del mondo antico presso l’allora Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Ateneo pisano. Con l’avvio, da parte di Riccardo Di Donato, di quel corso universitario è infatti iniziata un’esperienza scientifica e didattica nuova, un modo innovativo e originale di leggere i testi del patrimonio letterario greco. Si tratta di un cammino fatto di relazioni scientifiche di lunga durata, cominciato agli inizi degli anni ‘70 e ancora in corso di svolgimento, in grado di intrecciare l’analisi dei testi e la storia della cultura, destinato a guardare già oltre l’antropologia storica del mondo antico, verso una storia culturale dell’antico. Il tema intorno al quale sono stati pensati i contributi qui raccolti riguarda tanto gli intrecci che nel corso degli ultimi cinque decenni si sono determinati tra i due ambiti scientifici evocati, quanto il rapporto tra questi intrecci ed il modo in cui la letteratura greca è stata insegnata.In questo volume, studiosi di letteratura e della civiltà greca propongono loro riflessioni intorno al rapporto tra forme dell’espressione, forme di pensiero e forme della realtà, nella Grecia di età arcaica e classica. Vai alla scheda del volume sul sito dell’editore 13. Comincio a cantare. Contributi allo studio degli Inni Omerici, a cura di Riccardo Di Donato Nel quadro degli studi che per oggetto scelgono le forme poetiche delle più antiche età della civiltà dei Greci, quelli relativi alla raccolta degli Inni Omerici hanno avuto nell’ultimo decennio uno sviluppo notevole che giustifica ampiamente l’evocazione della nozione di progresso.Il fenomeno trova una spiegazione soprattutto nella raggiunta maturità degli studi sull’epica greca arcaica, nella dimensione eroica e in quella teogonica e didascalica, prima che proemiale, che costituiscono un referente necessario, e oggi solidamente acquisito, su cui fondare una esperienza di confronto.Si deve poi prendere in considerazione quella che appare essere la peculiarità della forma poetica di cui gli Inni sono testimonianza. Se pure ci si vale della comune distinzione – tra forme della espressione e forme del contenuto – appare evidente come varietà e variazione delle une e delle altre siano da connettere con la diacronia del fenomeno, con il suo svolgersi (e modificarsi) nel tempo e nello spazio e quindi nella storia, che comporta una singolare commistione di elementi di continuità rituale i quali permangono per entro un contesto di modificazione, spazio-temporale, dei contesti sociali di riferimento.I sei studi raccolti in questo volume sono il prodotto di esperienze didattiche ordinarie – condotte, nei primi cinque casi, nella forma seminariale dell’ultimo degli anni di studio e, nel sesto, in quella della redazione della memoria di laurea – tutte condotte con studenti del corso triennale in Lettere antiche della Università di Pisa.Gli autori hanno liberamente scelto il tema della propria ricerca individuale e hanno elaborato studi che sono stati sottoposti ad una sedimentazione biennale, tra differenti livelli di correzione ordinaria e di pratica del peer reviewing. Vai alla scheda del volume sul sito dell’editore 12. La contraddizione felice? Ernesto de Martino e gli altri, a cura di Riccardo Di Donato Premessa 2016 Riccardo Di Donato, Introduzione Arnaldo Momigliano, Per la Storia delle religioni nell’Italia contemporanea: Antonio Banfi ed Ernesto de Martino tra persona e apocalissi Jean-Pierre Vernant, Persona e biografia: un intervento Riccardo Di Donato, Preistoria di Ernesto de Martino Michele Battini, La ragione negata. I fondamenti psicologici dell’antropologia demartiniana Girolamo Imbruglia, Tra Croce e Cassirer Sandro Barbera, «Presenza» e «Mondo». Modelli filosofici nell’opera di Ernesto de Martino Clara Gallini, Ripensando l’autonomia relativa del simbolico Maria Serena Mirto, La morte e i vivi. Il cordoglio nel mondo antico secondo Ernesto de Martino Fabrizio Franceschini, Ricerca folklorica e meridionalismo nella “Traduzione di linguaggi” demartiniana Giovanni Agosti e Maurizio Sciuto, L’Atlante del pianto di Ernesto de Martino Arnaldo Momigliano, Epilogo, ancora senza conclusione Appendici Ernesto de Martino, Ricordo di Vittorio Macchioro (1959) Ludovico Rebaudo, Vittorio Macchioro, storico e archeologo. Gli scritti Indice dei nomi Vai alla scheda del volume sul sito dell’editore 11. Mariella De Simone, La lira asiatica di Apollo. Interazioni musicali tra la Grecia antica e il Mediterraneo orientale Premessa di Paola Volpe Cacciatore La relazione interculturale tra Grecia e Oriente antico è tradizionalmente indagata utilizzando due paradigmi opposti: quello della polarità e del conflitto, che offre sostegno alla contrapposizione ideologica tra razionalità ellenica e irrazionalità barbarica, e quello, più recente, dell’imitazione quale prodotto dell’interazione e dello scambio. Da questi approcci, che rispecchiano il modello bipartito (autoctono vs. straniero) entro il quale si sviluppa l’immaginario ellenico del barbaro incivile, la presente indagine si distingue soprattutto per due ragioni: “perché analizza il rapporto tra Greci e non Greci a partire dalla privilegiata e inusuale angolazione dell’esperienza sonora, motivata dal giusto riconoscimento della funzione cardine della musica nella cultura e nella società dei popoli antichi; perché applica all’indagine sulle interazioni musicali le produttive tendenze metodologiche recentemente acquisite, che all’analisi dei risultati del confronto e dello scambio fra le diverse culture (procedimento che spesso nasconde orientamenti ideologici) antepongono lo studio dei processi, tramite i quali si individuano, nel campo della musica, le diverse strategie messe in atto nella società greca in risposta agli stimoli di provenienza esterna” (dalla premessa di P. Volpe Cacciatore). I risultati, che evidenziano la complessità dei modelli di interazione e reazione e l’estrema varietà degli apporti stranieri, offrono paradigmi interpretativi valutabili anche al di là dell’indagine sui fenomeni sonori. Vai alla scheda del volume sul sito dell’editore 10. Sofia Ranzato, Il kouros e la verità. Polivalenza delle immagini nel poema di Parmenide Questo studio prende le mosse dal presupposto che l’uso della lingua tradizionale dell’epica a cui ricorre Parmenide per esprimere il suo nuovo messaggio sapienziale non costituisce tanto un dilemma da risolvere, quanto un’opportunità per comprendere meglio la complessità del discorso dell’Eleate. Attraverso questa forma espressiva, infatti, è possibile ricorrere a una serie di rappresentazioni mitiche che hanno forse evocato nel pubblico altre immagini tradizionali che lo hanno potuto aiutare nella comprensione del discorso. Secondo la nozione di “polivalenza delle immagini” formulata da Louis Gernet a partire dagli anni ’40 del secolo scorso, infatti, l’immagine mitica si presenta come un nucleo di “memoria sociale” che può essere rifunzionalizzato in contesti diversi per esprimere nuovi significati.Una lettura del poema di Parmenide concentrata sull’efficacia comunicativa delle immagini che vi ricorrono permette dunque sia di proporre una nuova interpretazione dell’opera dell’Eleate in rapporto alle tre parti di cui si compone (proemio, alētheia e doxa), sia di stabilire il modo in cui il discorso poetico dell’autore si inserisce all’interno del contesto culturale in cui è stato composto. Vai alla scheda del volume sul sito dell’editore 9. Le intrecciate vie. Carteggi di Ernesto de Martino con Vittorio Macchioro e Raffaele Pettazzoni, a cura di Riccardo Di Donato e Mario Gandini Questo volume raccoglie due carteggi che appaiono essenziali alla definizione della persona intellettuale di Ernesto de Martino (1908-1965) e che, in ragione delle caratteristiche degli altri due interlocutori, Vittorio Macchioro (1880-1958) e Raffaele Pettazzoni (1883-1959), contribuiscono ad una migliore comprensione dello svolgimento degli studi religiosi e di storia delle religioni nell’Italia del ventesimo secolo.La pubblicazione di questi testi segue un criterio di elementare e primaria filologia e risponde ad un bisogno di conoscenza avvertito immediatamente da quanti praticano la ricerca storica: i documenti di rilievo devono essere resi pubblici perché ciascuno, leggendoli, possa formare il proprio giudizio.Questo libro si pubblica soprattutto per i più giovani studiosi di storia della cultura italiana del ventesimo secolo che sapranno trarne nuovo stimolo alla ricerca e alla conoscenza. Vai alla scheda del volume sul sito dell’editore 8. Origini e svolgimento del pensiero greco. Studi per Jean-Pierre Vernant, a cura di Riccardo Di Donato Questo libro raccoglie una parte dei risultati raggiunti nel corso di una ricerca, riconosciuta e finanziata dal Ministero della pubblica Istruzione, Ricerca e Università, come Progetto di Interesse Nazionale. La peculiarità del progetto consisteva nel congiungere lo svolgimento di studi sul pensiero della Grecia antica ad un lavoro di storia della cultura, concentrato sull’ordinamento, la classificazione, la digitalizzazione, la pubblicazione e – nell’ultima fase – la messa in rete delle carte provenienti dallo studio di Jean-Pierre Vernant, affidate a R. Di Donato su indicazione dello stesso Vernant a sigillo di un rapporto intellettuale e di una amicizia durati quasi quattro decenni.Il volume rispetta il progetto presentando nella sua prima parte quattro studi, composti da dottorande di ricerca nel loro percorso formativo e dedicati, nell’ordine, ad Empedocle e a Parmenide, al papiro di Derveni e alle Leggi di Platone. La seconda parte del volume presenta un regesto, criticamente strutturato, di tutte le carte che Vernant conservava in un unico scaffale, un intero ripiano della biblioteca che riempiva la parete tra le due finestre della stanza in cui ha vissuto a Sèvres. Vai alla scheda del volume sul sito dell’editore 7. Carlamaria Lucci, Le diverse percezioni del tempo nell’epica greca arcaica. Studi sull’Iliade e l’Odissea Prefazione di Riccardo Di Donato Studiare le percezioni del tempo, nell’epica greca arcaica, significa porsi il problema del rapporto tra narrazione epica e diacronia di civiltà. L’assunzione della genesi formulare, tradizionale e verisimilmente orale dell’epos induce a postulare un rapporto non con una, ma con plurime forme di realtà, collocabili nelle così dette Età Oscure della Grecia. Rispetto alla successiva fase di ricezione, questo libro si interroga sulla possibilità che i fruitori dell’epica, suscettibili di identificazione con i membri delle poleis, avessero percezione del carattere diacronicamente stratificato della tradizione che li aveva preceduti. Oggetto privilegiato dell’indagine saranno le così dette “metanarrazioni”, racconti particolari entro il racconto generale dell’epica, attribuiti a eroi o a divinità, aventi per oggetti momenti esterni all’azione principale dei poemi, per lo più passati. La funzione storicamente determinata della memoria andrà delineandosi attraverso l’interazione dialettica fra passato e presente, fra strati della tradizione e strati della ricezione epica, concretamente identificati mediante l’analisi incrociata di forme della narrazione e forme della realtà. Vai alla scheda del volume sul sito dell’editore 6. Polivalenze epiche. Contributi di antropologia storica, a cura di Lucia Marrucci e Andrea Taddei Introduzione di Riccardo Di Donato Polivalenze epiche raccoglie studi storico-antropologici sull’epica greca arcaica e richiama, nel titolo e nell’impostazione, il metodo di lettura dei documenti antichi elaborato da L. Gernet. Polyvalence des images è infatti l’espressione con cui il fondatore dell’antropologia storica del mondo antico si riferisce alla peculiare potenzialità delle immagini, unità minime del linguaggio mitologico, rispetto ad una lettura che ricostruisca fasi e aspetti di una ‘protostoria sociale’ della Grecia antica. I contributi riuniti nella prima parte affrontano la polifunzionalità dei kerykes omerici, le modalità con cui anax e basileus partecipano dei molteplici aspetti della sovranità, la polivalenza relazionale che forgia l’identità di Bellerofonte; gli studi della seconda parte ampliano l’ambito della ricerca – per entro il genere epico – agli Inni Omerici. L’introduzione e l’appendice permettono di accostarsi alla polivalenza delle immagini attraverso un’analisi diretta dei manoscritti di Gernet e attraverso un esame storico-culturale delle fasi di elaborazione di questo approccio allo studio della leggenda greca, seguendo il percorso dell’esperienza umana e intellettuale di J.-P. Vernant. Vai alla scheda del volume sul sito dell’editore 5. Ilaria Sforza, L’eroe e il suo doppio. Uno studio linguistico e iconologico Introduzione di François Lissarrague “L’eroe e il suo doppio” è un’indagine sulla nozione di doppio presso i Greci di età arcaica e classica. Molti popoli della terra si sono confrontati, in epoche e in luoghi diversi, ciascuno secondo proprie modalità e con esiti differenziati, con la vita e con la morte, con il fatto di avere arti doppi, con l’alternarsi del giorno e della notte. Alcuni di questi popoli hanno organizzato il loro pensiero, i loro dèi e persino il loro linguaggio in conformità con queste dicotomie. In questo libro la ricerca è condotta, in parallelo, sui versanti linguistico e iconologico. Dall’esame di alcuni casi di dualità complementare nell’epica omerica, l’indagine si estende alle conseguenze dell’opposizione tra identici, eroi e fratelli, a partire dall’epica greca arcaica fino alle tragedie di età classica. Come sottolinea nella sua prefazione François Lissarrague, porre la questione linguistica dell’uso del duale nei poemi omerici significa interrogarsi su nozioni antropologiche che vanno al di là dei problemi di morfologia verbale: l’identità, il doppio, la gemellarità e le relazioni di complementarità definiscono la persona nel suo rapporto con l'”altro” più vicino, il gemello, il fratello o il nemico. Vai alla scheda del volume sul sito dell’editore 4. Riccardo Di Donato, Aristeuein. Premesse antropologiche ad Omero Aristeuein indica l’agire in modo eccellente, che è proprio, in Omero, dei guerrieri. L’obiettivo principale di questa ricerca è quello di recare contributi ad una migliore definizione dell’identità dei protagonisti della narrazione epica. L’aspirazione immediata è quella di contribuire alla comprensione del funzionamento mentale degli eroi, dei guerrieri omerici, entro le forme della società in cui la narrazione li inserisce. Senza la pretesa di una conclusione unitaria e anzi con la esplicita convinzione, in precedenza riassunta nella formula di diacronia di civiltà riflesse più che intenzionalmente rappresentate nell’epica, di tenere conto di aspetti ed elementi non omologabili entro un unico modello. Appare possibile delineare una linea interpretativa che definisce tipologie di comportamento umano, riconducibili a forme di civiltà antropologicamente determinabili senza preoccupazione di una meccanica collocazione in schemi predeterminati o documentariamente ricostruiti. Vai alla scheda del volume sul sito dell’editore 3. Lucia Marrucci, Sovranità e leggenda. Studio di una funzione antropologica in Erodoto Introduzione di Claude Calame La funzione di sovranità che Erodoto ci presenta nei suoi racconti su re e monarchi risulta impossibile da cogliere tramite le moderne categorie istituzionali. Sono le immagini della leggenda, grazie alla loro plasticità e polisemia, a fornire il mezzo d’espressione alle nozioni (“reciprocità”, “sacro” o “relazionalità agonale”) sulle quali si fondano, nella Grecia del V secolo a.C., il potere e l’autorità. Le stratificazioni interne alla funzione antropologica di sovranità emergono grazie alle associazioni e connessioni rintracciabili tra le diverse immagini, entro una prospettiva al contempo ionica e ateniese, come sottolinea nella prefazione Claude Calame, Directeur d’études all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales e membro del Centre Louis Gernet di Parigi. A partire dall’analisi delle numerose immagini di sovranità contenute nelle Storie di Erodoto questo libro studia la tirannide greca in relazione con la monarchia achemenide, il rapporto della polis del V secolo a.C. con la tradizione relativa ai re dell’epica, l’oscuro arcaismo della diarchia spartana, e infine l’ambigua relazione che lega Atene ai suoi re mitici. Vai alla scheda del volume sul sito dell’editore 2. Micol Perfigli, Indigitamenta. Divinità funzionali e Funzionalità divina nella Religione Romana Introduzione di John Scheid Tutti conoscono o credono di conoscere le grandi divinità delle religioni antiche, quella dei Greci e quella dei Romani. Questo libro studia le divinità minori, uno degli aspetti più oscuri e affascinanti e insieme una peculiarità della religione dei Romani. Esso vuole quindi indagare sulla folla numerosissima di dei, che avrebbero assistito l’uomo in ogni momento della sua esistenza, dal concepimento nel ventre materno, alla morte. Queste divinità, note alla tradizione come dei degli indigitamenta, ci sono testimoniate per lo più dai padri della Chiesa, che nella loro feroce campagna antipagana appaiono interessati a mettere in ridicolo la religione romana ed elencarono queste divinità con fini polemici. Lo studio e l’interpretazione delle fonti antiche è seguito da una ricerca di storia culturale, che mette in discussione la presunzione dei moderni di inferire l’ignoto a partire dai pochi dati antichi effettivamente conosciuti. L’importanza del tema e la proficuità della indagine condotta sono sottolineate nella prefazione di John Scheid, che è professore di Religion, institutions et société de la Rome antique, presso il Collège de France, a Parigi. Vai alla scheda del volume sul sito dell’editore 1. Louis Gernet, Polyvalence des images. Testi e frammenti sulla leggenda greca, a cura di Antonella Soldani Introduzione di Riccardo Di Donato “Polyvalence des images” è l’indicazione del tema principale contenuto nei testi, compiuti o frammentari, che questo volume raccoglie. Il materiale pubblicato proviene dalle carte ordinate nelle Archives Louis Gernet, oggetto di uno studio che dura ormai da più di vent’anni. Accanto a proposizioni metodologiche e teoriche si trovano esposizioni di singole narrazioni leggendarie intese a ricostruire aspetti di quella che Gernet chiama protostoria sociale della Grecia antica. La psicologia storica, la sociologia, la linguistica, la storia delle religioni forniscono strumenti interpretativi per le immagini molteplici della leggenda: le gesta degli eroi perdono l’aura artificiosa della costruzione letteraria del “miracolo greco” e appaiono nel loro carattere di rappresentazioni complesse, reali e polivalenti, nelle quali si intrecciano in modo indissolubile funzioni psicologiche legate a realtà sociali diverse e in continuo mutamento, spesso troppo remote per poter essere comprese esclusivamente con i mezzi tradizionali dell’indagine storica e filologica. I testi gernetiani sono corredati da note critiche, introduzioni, bibliografia e indici, e seguiti in appendice da un inventario delle carte dello studioso. Vai alla scheda del volume sul sito dell’editore